Coelum Astronomia 209 - 2017 - Page 141

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L'esperienza di Dino Pezzella

I cieli sereni di infanzia lo hanno portato fin da bambino ad interessarsi d’astronomia; accanito visualista del cielo profondo oggi è Presidente del Gruppo Amici del Cielo.

È quasi l’ora... il cielo è terso e le previsioni meteo ci fanno pensare che il seeing sarà buono. Una giovane Luna di 2 giorni non disturberà la notte osservativa. I telescopi e i binocoli riprendono vita dopo la pausa invernale e la nostra eccitazione è palese per tentare la più strana delle maratone. Il sito osservativo si trova a 2000 m di quota, presso un rifugio alpino in provincia di Lecco che raggiungiamo con funivia, slitta e ciaspole (c’è molta neve), e si piazzano gli strumenti ben prima del tramonto. L’obiettivo è preciso: osservare il maggior numero di oggetti Messier in una sola nottata senza l’ausilio di sistemi Go To. È una maratona per puri visualisti “vintage” che, se completata, permette la visione dei 110 oggetti catalogati dall’astronomo Charles Messier. Abituatici all’oscurità, mossi da genuino entusiasmo iniziamo la maratona: come ogni gara occorre un mirato allenamento. Pertanto abbiamo osservato gli oggetti serali (M 74 e M 77, in particolare) che tramontano in fretta, un mese prima quando erano più alti nel cielo e quelli mattutini (M 55, M 75, M 15, M 2, M 72, M 73 e M 30) li abbiamo memorizzati due o tre mesi prima, al tramonto. Nella dotazione del bravo maratoneta non può mancare un buon binocolo astronomico, un telescopio a corta focale, oculari a grande campo, lampade rosse, mappe del cielo e alcuni altri accessori.

Dobbiamo vincere la competizione contro la rotazione terrestre! È indispensabile una serrata tabella di marcia che comincia con gli oggetti a ovest, prossimi al tramonto, e risale verso est, spazzando il cielo da sud a nord. Abbiamo previsto di dividere la nottata in sei periodi diversi, a partire dal tramonto: fino alle 20:30 ci imbattiamo in una decina di oggetti serali che “vanno di fretta”, tramontando in appena 30 minuti. Poi i 18 oggetti invernali Unicorno e zone adiacenti.

Nei 90 minuti successivi dobbiamo scovare venti oggetti deep-sky nel Leone, Orsa Maggiore, Cani da Caccia. Verso mezzanotte entriamo nel superammasso della Vergine e in un’ora circa ci attendono 17 galassie molto difficili da discernere e identificare. Dopo un breve riposo affrontiamo la fase più faticosa: gli oggetti estivi nella Lira, Cigno, Ofiuco, Sagittario... Ben 38 oggetti in un paio d’ore! Infine, dalle 4 di mattina all’alba ci restano i sette difficili oggetti mattutini prima citati.

La nottata volge al termine e, anche se stanchi, torniamo al rifugio con una pace interiore e la serenità data dal contatto ancestrale con la natura... Qualcuno è insoddisfatto essendoci fermati a 4/5 del totale: gli oggetti serali e mattutini sono davvero ostici e purtroppo li abbiamo mancati. Ma resta lo stimolo per migliorare.

Una riflessione conclusiva: alcuni sparuti fotoni, provenienti dagli abissi interstellari, dopo un viaggio incommensurabile, si sono schiantati sulle retine di alcuni curiosi bipedi, abitanti di un pianeta roccioso ai margini di una galassia a spirale… Questa è la grande responsabilità che il fato ha dato al genere umano: condividerla rappresenta una missione per coloro che scrutano l’Universo per passione o per lavoro.